Il caffè in capsula puo’ ridurre la fertilità

caffé in capsule

 

Il caffè in capsula o in cialda (se la cialda è di plastica) contiene sostanze (gli ftalati) che possono ridurre la fertilità. Queste le conclusioni di uno studio condotto nel 2016 dal Prof. Carlo Foresta ordinario di Endocrinologia all’università di Padova.

 

Secondo il Prof. Foresta:

Gli ftalati agenti chimici aggiunti alle materie plastiche per aumentarne la flessibilità. Sono ovunque, ma non ce ne accorgiamo. E svolgono un’azione simil-estrogenica nel nostro organismo. Secondo recenti ipotesi, aumenterebbero l’incidenza di patologie andrologiche osservata negli ultimi venti anni. In diverse specie animali gli ftalati modificano il funzionamento del sistema riproduttivo e sono ritenuti anche per l’uomo tra quei contaminanti che possono agire negativamente sulla fertilità. Non vogliamo demonizzare nulla – precisa – anche perché le concentrazioni riscontrate sono nell’ambito dei range consentiti. Ma dev’essere considerato che, anche attraverso questa contaminazione, si contribuisce al raggiungimento dei valori soglia segnalati come nocivi dalle autorità sanitarie nazionali ed internazionali.

 

Lo studio è stato realizzato in collaborazione col CNR. Secondo il Prof. Foresta dallo studio emerge che: Tutti i prodotti testati, dalle capsule in alluminio a quelle in plastica e materiale biodegradabile, si sono rivelate capaci di rilasciare gli ftalati nel caffè. (..) La ricerca pone importanti interrogativi sui criteri indicati per valutare il valore soglia quando non è ancora nota la reale diffusione di queste sostanze che nei singoli casi rientrano nel range, ma è difficile comprendere la globalità dell’assunzione”. (…)  “Noi siamo, di fatto, la somma di queste esposizioni. Quindi sarebbe importante cercare di capire se, nell’arco della giornata, si superano i limiti dell’assunzione, quantificando i valori medi di esposizione. Una ricerca ulteriore aiuterebbe anche a decidere in che modo eventualmente limitare l’esposizione”.

 

Anche dal Prof. Andrea Lania, Responsabile dell’Unità Operativa di Endocrinologia e andrologia medica dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano MI, interviene sul tema. Secondo il prof. Lania: Gli ftalati sono sostanze chimiche che vengono aggiunte ai materiali plastici per aumentarne la flessibilità. È noto da tempo come questi agenti chimici siano dei potenziali “endocrine disruptors”, ovvero sostanze chimiche esogene che interferiscono con la secrezione, la produzione, il trasporto e l’azione di alcuni ormoni. Pertanto gli ftalati agirebbero sulla normale funzione endocrina. Gli ftalati agiscono in particolare sulla funzione degli ormoni sessuali sia nel maschio che nella femmina. I pesticidi, i materiali da costruzione, oltre a quelli in plastica possono contenere ftalati. La loro presenza è regolamentata: alcune sostanze sono vietate, altre sono ammesse ma in dosi molto contenute proprio per evitare l’effetto “interferente” sul sistema endocrino. Pertanto i rischi deriverebbero solo da una esposizione massiccia e duratura agli ftalati.

 

Ma gli ftalati non sono l’unica causa ambientale di infertilità maschile. Danneggiano la fertilità anche lo stress, il fumo, alcol e droghe, attività lavorative che causano microtraumi o esposizione a radiazioni e a temperature elevate, l’esposizione ai gas di scarico delle auto, biancheria intima o pantaloni troppo stretti.

 

Per approfondire vedi Padova Oggi, Il Giornale, Sito Humanitas, Wired. Vedi attribuzione foto.

 

Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

 

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