Quando troppa concentrazione diventa un problema: la meditazione orientale è “sbagliata”

Jacopo Fo sulla meditazione orientale

In un seminario a cui ho partecipato nel 2023, Jacopo Fo, artista e scrittore (e incidentalmente figlio di Jacopo Fo e Franca Rame) ci ha raccontato che, dopo un periodo trascorso nel monastero buddista tibetano di Pomaia, in Toscana, si è reso conto che per anni aveva praticato una forma di meditazione “sbagliata”. Spesso le tecniche  di meditazione insegnate in Occidente da maestri orientali tradizionali (mantra, visualizzazioni focalizzate – la meditazione sul respiro merita un discorso a parte, per tecniche di meditazione sviluppate da Osho vedi dopo) puntano inizialmente a rafforzare la capacità di concentrazione – una facoltà che noi occidentali, sottolineava Jacopo Fo, abbiamo già ben sviluppata e che, se ulteriormente promossa, può provocare affaticamento mentale e dissociazione dal corpo.

Provo qui a spiegare la sua argomentazione.

Meditazione focalizzata: perché funziona (meglio) in Oriente

Le culture orientali tradizionali, come quella indiana o tibetana, sono storicamente meno razionalistiche rispetto a quelle occidentali. Il pensiero tende a essere più analogico, mitico, simbolico, meno strutturato secondo la logica cartesiana o l’argomentazione lineare. Il loro funzionamento mentale è meno analitico e più immerso nel flusso esperienziale.

In questo contesto, pratiche come la ripetizione del mantra, la focalizzazione sul respiro o su un punto del corpo, servono proprio a sviluppare una maggiore capacità di concentrazione e astrazione, capacità che non sono al centro della formazione culturale ed educativa tradizionale. In maggior dettaglio, il percorso buddista tradizionale ha fasi progressive: (vedi l’articolo Cos’è e a cosa serve la meditazione)

  1. Fase iniziale: sviluppare la calma e la concentrazione mentale (samatha), per quietare la mente dispersa e renderla stabile;
  2. Fase intermedia: coltivare la visione profonda (vipassanā), osservando direttamente l’impermanenza, l’insoddisfazione e l’assenza di un sé stabile nei fenomeni mentali e corporei (vipassana). In alcune scuole la fase 1 e 2  vengono sviluppate assieme, non in sequenza rigida
  3. Fase avanzata: realizzare l’assenza del sé (anattā), superare l’attaccamento e raggiungere la liberazione dalla sofferenza (nibbāna)

Viceversa, l’Occidente moderno educa fin da piccoli al controllo cognitivo, alla scomposizione razionale, alla pianificazione. Fin dalla scuola, siamo allenati a ragionare per obiettivi, a dividere la realtà in categorie logiche, a risolvere problemi con metodi lineari e analitici. Studiamo per analisi, valutiamo per indicatori, comunichiamo per astrazioni. Questa impostazione, pur utile in molti ambiti (scientifici, professionali, organizzativi), produce nel tempo uno squilibrio profondo.

Molte persone vivono costantemente “nella testa”: immerse in un flusso ininterrotto di pensieri, previsioni, autoanalisi, giudizi e controlli. Questo continuo monitoraggio mentale ci tiene in uno stato di tensione cronica, in cui il corpo viene trascurato o vissuto come un oggetto da gestire, più che come una fonte di intelligenza e saggezza.

Quando il controllo mentale si irrigidisce, l’intuizione, la creatività e la spontaneità ne risultano inibite. Ci si dissocia progressivamente dal sentire corporeo, dalle emozioni autentiche, dal piacere fisico e relazionale. Per una mente occidentale già iper-focalizzata, la meditazione come ulteriore esercizio di attenzione e controllo mentale può diventare un nuovo campo di perfezionismo, ansia da prestazione spirituale, o peggio, un modo sofisticato per evitare il contatto con le parti più vive e disordinate del proprio essere.

Un esempio pratico

Un giovane monaco tibetano che ha vissuto un’infanzia semplice, immerso nella natura, senza alcuna frequenza scolastica, potrà trarre grandi benefici dalla meditazione focalizzata: è uno strumento di centratura che rafforza la sua scarsa capacità di attenzione continuativa.

Un occidentale, invece, spesso arriva alla meditazione dopo anni di stress da prestazione, sovraccarico informativo e ipercontrollo mentale. Praticare ulteriori tecniche di concentrazione rischia di essere controproducente. Siamo già “iperconcentrati” per stile di vita e cultura – lavoriamo ore e ore al giorno focalizzati su compiti specifici, pianifichiamo costantemente il futuro, analizziamo tutto razionalmente.

Quello di cui abbiamo bisogno è esattamente l’opposto: imparare a “mollare la presa”, a lasciare andare il controllo, a permettere alla mente di rilassarsi e alla consapevolezza di espandersi naturalmente. È significativo che Fo menzioni positivamente Jiddu Krishnamurti, che infatti proponeva un approccio completamente diverso: non tecniche di concentrazione, ma semplicemente “vivere consapevolmente il qui e ora, e nient’altro”.

Questo è un esempio di come l’importazione acritica di pratiche spirituali, senza considerare il contesto culturale di origine e quello di destinazione, possa produrre effetti opposti a quelli desiderati.

Due tipi di concentrazione: tensiva e rilassata

L’argomentazione di Fo, pur corretta nel suo nucleo centrale, necessita di alcune precisazioni importanti. I benefici delle tecniche di concentrazione, per gli Occidentali, dipendono dal tipo di concentrazione e dalla finalità con cui vengono praticate.

Esiste infatti una differenza fondamentale tra:

Concentrazione tensiva: controllante, giudicante, orientata al risultato, che mantiene o aumenta lo stato di tensione mentale

Concentrazione rilassata: ricettiva, accogliente, presente, che favorisce il rilassamento e la connessione corporea

La mia esperienza col training autogeno

In un certo periodo della mia vita soffrivo di ansia e ho praticato il training autogeno, una tecnica laica di meditazione sviluppata negli anni ’30 da uno psichiatra tedesco. Viene usato anche nella preparazione al parto. Il training autogeno permette di imparare a rilassare il proprio corpo. In particolare, insegna a influenzare alcune funzioni corporee solitamente automatiche, come il battito cardiaco, la respirazione, la vasodilatazione e la temperatura periferica, e per questa via migliora la connessione mente-corpo.

La mia esperienza fu positiva: l’ansia mi passò. Lo uso ancora, di tanto in tanto, quando mi rendo conto che alcune parti del corpo sono tese.

Il training autogeno, pur essendo una pratica focalizzata, ha caratteristiche specifiche che la rendono benefica per gli occidentali:

  • È orientato al rilassamento, non alla performance
  • Connette con il corpo invece di astrarsene
  • È passivo e ricettivo piuttosto che controllante
  • Mira alla distensione della tensione mentale

Pratiche di “blocco” vs pratiche di “connessione”

Un’altra distinzione utile è quella tra pratiche meditative che hanno obiettivi diversi:

Pratiche “di blocco” del pensiero (tipicamente i mantra):

  • L’obiettivo primario è occupare la mente con un contenuto ripetitivo per impedire il flusso abituale dei pensieri
  • Funzionano per sostituzione: rimpiazzano il chiacchiericcio mentale con una formulazione fissa
  • Possono creare uno stato di trance o assorbimento mentale
  • Rischiano di rafforzare l’approccio controllante (“devo ripetere perfettamente il mantra”)
  • Per gli occidentali già ipermentali, possono essere controproducenti perché mantengono l’attività nella sfera cognitiva

Pratiche “di connessione corporea” (tipicamente quelle sul respiro):

  • L’obiettivo è riorientare l’attenzione verso le sensazioni fisiche
  • Funzionano per spostamento: dalla testa al corpo, dall’astratto al concreto
  • Possono favorire il rilassamento e la presenza sensoriale
  • Sviluppano propriocezione e consapevolezza corporea
  • Per gli occidentali dissociati dal corpo, possono essere riequilibranti

Tuttavia, questa distinzione non è assoluta: anche il respiro può essere praticato in modo “di blocco” (concentrandosi ossessivamente sul controllo del ritmo respiratorio), mentre anche i mantra possono essere praticati in modo “corporeo” (sentendo le vibrazioni nel corpo).

La qualità dell’attenzione fa la differenza

Se non vogliamo seguire l’approccio di  Krishnamurti, e desideriamo praticare esercizi di concentrazione, è necessario prestare attenzione alla qualità della concentrazione stessa. Una meditazione sul respiro praticata con gentilezza e accettazione, orientata a sentire maggiormente il corpo, è molto diversa da un mantra ripetuto con rigidità mentale per bloccare i pensieri.

La differenza cruciale è nell’atteggiamento:

  • Approccio “di blocco”: “Devo fermare i pensieri, devo fare bene”
  • Approccio “di connessione”: “Osservo gentilmente, accolgo quello che emerge”

Per gli occidentali, le pratiche che riconnettono al corpo come il training autogeno sono generalmente più benefiche di quelle che ci mantengono nella sfera mentale, anche se con contenuti diversi.

La meditazione “decorativa” del corsi New Age

Nella mia esperienza personale, ho notato che in molti corsi e seminari olistici o new age  vengono proposte pratiche meditative senza spiegazioni chiare su cosa servano o quale sia l’obiettivo (vedi la ‘meditazione alla luna’ proposta in un corso a cui ho partecipato questa settimana). Spesso ci si limita a dire: “chiudi gli occhi e ascolta il respiro” oppure “medita qualche minuto per centrarti”, ma manca del tutto una cornice, un’intenzionalità, un riferimento filosofico o terapeutico.

I conduttori propongono tecniche di concentrazione (sul respiro, su visualizzazioni, mantra semplificati) per creare un’atmosfera ‘spirituale’,  come riempitivo o come tecnica ‘magica’ per rilassarsi, senza peraltro considerare che per menti già iperattive potrebbero essere controproducenti.

L’approccio alla meditazione di Osho

Le tecniche di meditazione del santone indiano Chandra Mohan Jain, ribattezzatosi poi Acharya Rajneesh, in seguito Bhagwan Shree Rajneesh e infine Osho sono sostanzialmente diverse dalle tecniche che caratterizzano la meditazione orientale tradizionale, che, come abbiamo visto, spesso si basano su immobilità, silenzio e concentrazione intensa.

Le tecniche di meditazione sviluppate da Osho partono proprio dal presupposto che le pratiche tradizionali orientali sono difficili da applicare per persone abituate a ritmi di vita frenetici e con una mentalità più razionale e analitica.

In maggior dettaglio le caratteristiche delle tecniche di Osho sono le seguenti:

Approccio anti-concentrativo: Osho ha sempre criticato le tecniche meditative basate sulla concentrazione forzata. Le sue tecniche puntano invece alla de-concentrazione e al lasciar andare il controllo mentale.

Integrazione corpo-mente: Le tecniche di Osho (come la Meditazione Dinamica, Kundalini, Nadabrahma) coinvolgono attivamente il corpo attraverso movimento, respirazione caotica, catarsi emotiva. Questo approccio risponde al bisogno occidentale di riconnessione con il corpo.

Catarsi prima della quiete: Osho comprendeva che la mente occidentale è troppo sovraccarica per entrare direttamente in stati meditativi. Le sue tecniche includono fasi di scarico (urla, movimento, respirazione intensa) prima di arrivare alla quiete.

Consapevolezza senza sforzo: Come Krishnamurti, Osho enfatizzava la consapevolezza naturale e rilassata piuttosto che la concentrazione forzata. La sua idea era osservare i pensieri senza controllarli.

Adattamento culturale: Osho ha deliberatamente messo a punto tecniche rivolte all’uomo occidentale, soggetto a stress e sovrastimolazione mentale.

Anche queste tecniche tuttavia hanno dei rischi che descrivo in questo articolo.

Vedi anche

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I chakra non esistono

Allora, ero a questo seminario di massaggio tantra e al termine della prima giornata mi sono sorpreso a pensare: Finalmente un seminario dove non si parla di chakra!

L’ho detto troppo presto. La mattina dopo abbiamo cominciato con una Chakra meditation.

Fino a metà Ottocento in Europa si credeva che la gran parte dei disturbi fisici e psichici fosse dovuta a uno sbilanciamento di quattro umori fondamentali: malinconico, flemmatico, collerico e sanguigno, seguendo la teoria degli umori, messa a punto dagli antichi Greci, e poi adottata dai Romani e da lì fino al Rinascimento e oltre. Poi lo sviluppo della medicina scientifica ha mandato questa teoria in soffitta.

Adesso ammettiamo che qualcuno che abita in Oriente (in India o in Cina) ed è scontento delle locali pratiche mediche venga da noi a riprendere la teoria degli umori e ne faccia la base per pratiche di guarigione e attività educative. Noi faremmo una risata.

Eppure questo è esattamente quello che è accaduto quando qualche scontento occidentale ha importato in Occidente la medicina cinese e/o indiana che crede che all’interno del corpo umano esistano i chakra, vale a dire dei centri energetici di energia vitale del corpo che governano le funzioni organiche e mentali. La credenza dell’esistenza dei chakra è frutto di una anatomia ingenua e ignorante sviluppata in Oriente nella notte dei tempi. In Cina e India le credenze sui chakra sono ancora diffuse perché sono Paesi poveri dove c’è ancora tanta gente illetterata e povera che non ha accesso alla medicina scientifica.

Poiché i chakra non esistono (se dissezioniamo un corpo umano troviamo organi, e non centri di energia, e l’energia vitale ugualmente non esiste) tutte le attività che mirano a risvegliare i chakra, aprire i chakra, spostare l’energia da un chakra a un altro sono semplicemente giochi di bambini.

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Se ti senti rifiutato è un problema tuo (ma in realtà è del conduttore)

In un recente corso di massaggio tantra le coppie per svolgere i vari esercizi venivano formate dividendo i partecipanti in due file, quella di chi sceglie e l’altra di chi, a occhi chiusi, viene scelto. Prima della scelta veniva ribadito che chi non trovava un partner gradito poteva rifiutarsi di formare una coppia. In questo modo, alcune persone (in genere le più anziane o le meno attraenti) rimanevano senza partner e non svolgevano l’esercizio.

Quando a un certo punto uno di quelli che rimanevano senza partner si è lamentato, dicendo che si sentiva rifiutato, il conduttore del gruppo gli ha risposto che aveva un problema di abbandono su cui doveva interrogarsi e ‘lavorare’ a livello psicologico.

Il problema in realtà era che il conduttore aveva strutturato male il programma.

Nei corsi di massaggio tantra (e di tantra in generale) si fanno massaggi di coppia dove entrambi i partecipanti sono nudi o quasi nudi (vestono solo gli slip oppure un telo intorno ai fianchi alla maniera indiana), e il massaggio può prevedere, a seconda dei livelli, anche carezze del seno, dei glutei, dei genitali e la stimolazione dei genitali. Alcuni dei partecipanti arrivano già in coppia e svolgono tuti gli esercizi con il partner, altri invece si iscrivono da soli e per fare pratica e imparare la tecnica (che poi tornati a casa useranno con amici, amanti o clienti paganti) devono far coppia con sconosciuti.

Per facilitare lo svolgimento del corso, il conduttore deve far svolgere, all’inizio del corso, una serie di esercizi che hanno lo scopo di far familiarizzare sia da un punto di vista relazionale che fisico tutti i partecipanti. Si tratta ad esempio di condivisioni in piccoli gruppi dove ognuno racconta le aspettative e i timori relativi al corso, o alcuni aspetti e preferenze della propria vita affettiva e sessuale. A livello fisico, si tratta invece di esercizi come quello dove i partecipanti camminano e quando si incontrano si guardano negli occhi e si abbracciano, oppure altre attività di contatto fisico a basso impatto emotivo, ad esempio ricevere carezze bendati ma vestiti, o massaggi non genitali in piccolo gruppo.

Grazie a questo tipo di attività si crea nel gruppo un piacevole sentimento di vicinanza fra i partecipanti che rende poi possibile formare le coppie semplicemente tirando a sorte e senza rifiuti di partner.

Queste attività inoltre riducono la possibilità che i partecipanti abbiano sensazioni negative mentre sono impegnati nel massaggio tantra vero e proprio.

Nel corso in questione, il conduttore del gruppo aveva saltato completamente questa fase di rottura del ghiaccio, passando immediatamente alla pratica del massaggio tantrico di coppia. Il problema dunque non era del partecipante (chiunque in quella situazione si sarebbe sentito rifiutato), ma del conduttore. In prima giornata inoltre due partecipanti hanno avuto difficoltà psicologiche sostanziali nello svolgimento dei massaggi, una ha  addirittura interrotto  l’esercizio di massaggio.

Conduttori che a ogni workshop continuano a creare un setting dove qualcuno si sente rifiutato o vive le attività come minacciose mostrano una scarsa attenzione al benessere dei partecipanti e una scarsa capacità di condurre gruppi.

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Le fantasie di lui e di lei

Lui: Ho la fantasia di prenderti da dietro la sera quando ti lavi i denti prima di andare a dormire. Tu che fantasie hai?

Lei: Che la sera quando torno a casa dal lavoro mi fai trovare la cena pronta. Una cena come si deve, non quelle cose francescane che prepari di solito.

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Piaceri di coppia: il coito inesigente

coppia felice

 

Questo esercizio fa bene alle coppie perché sviluppa una buona intimità. L’esercizio è semplice, ma i suoi benefici possono essere elevati. Si tratta semplicemente di inserire il pene in vagina e rimanere in questa posizione per una mezz’ora senza fare niente (utile mettere una sveglia), prestando attenzione alle sensazioni che arrivano dal proprio corpo. Può essere utile di tanto in tanto, se si sente che il pene esce, dare qualche spinta per riposizionarlo all’interno.

 

Questo esercizio richiede una posizione comoda per entrambi e che permetta una buona apertura della vagina, ad esempio la posizione della forbice.

posizione della forbice

 

Il modo migliore per entrare è se, grazie a un po’ di baci e carezze preliminari, l’uomo ha già una erezione e la donna è già un po’ lubrificata. E’ possibile però anche inserire il pene non eretto, in questo secondo caso è utile usare una crema lubrificante. Nel secondo caso la donna prenderà il pene con due dita come nell’immagine qui sotto e lo inserirà delicatamente nella vagina rilassata.

Presa genitale

 

Una volta in posizione, i partner dedicheranno la propria attenzione alle sensazioni che arrivano dai genitali e dal resto del corpo, alla respirazione e ai propri pensieri.

 

Da un certo punto di vista l’esercizio è un’esperienza di meditazione. Se ci si addormenta, nessun problema, anzi, questo esercizio può essere fatto la sera a letto prima di andare a dormire. Se sono svegli, al termine dell’esercizio i partner si racconteranno le proprie sensazioni, altrimenti ne parleranno la mattina dopo.

 

Il coito inesigente ha un effetto positivo perché la penetrazione è in genere legata all’idea di dover ‘fare qualcosa’ (una prestazione sessuale), e questo crea ansia a molte persone. Il coito inesigente, in cui si sperimenta l’unione genitale senza fare nulla riduce l’ansia di prestazione, è perciò molto utile anche a tutti/e coloro che soffrono di disturbo dell’erezione, eiaculazione precoce,  vaginismo lieve.

 

Consigliato a tutte le coppie. Da provare almeno una volta.

 

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    Quali obiettivi per le prime esperienze sessuali giovanili?

    coppia giovane sessualità

    L’obiettivo impossibile: l’orgasmo femminile con la penetrazione vaginale

    L’obiettivo delle prime esperienze sessuali giovanili non può essere l’orgasmo femminile raggiunto col contributo sostanziale della penetrazione vaginale.

    Per ‘orgasmo femminile raggiunto col contributo sostanziale della penetrazione vaginale’ intendo qui una modalità di rapporto sessuale dove la donna arriva all’orgasmo o molto vicina all’orgasmo grazie  alla penetrazione vaginale. Nel secondo caso (donna che arriva molto vicina all’orgasmo grazie alla penetrazione vaginale) l’orgasmo viene raggiunto aggiungendo o sostituendo alla penetrazione la stimolazione diretta del clitoride.

    Per ragazzi e ragazze che cominciano ad avere le prime esperienze sessuali il raggiungimento dell’orgasmo femminile col contributo sostanziale della penetrazione vaginale è un obiettivo impossibile, per vari motivi:

    1. i giovani uomini, a causa dell’elevato livello di testosterone e dell’emozione che caratterizza i primi rapporti sessuali tendono a venire molto presto, a volte anche prima dell’inserimento del pene in vagina.
    2. a causa delle conformazione anatomica della donna la sola penetrazione vaginale, anche quando fatta da uomini esperti e con un buon controllo dell’eiaculazione, assicura l’orgasmo solo a una minoranza delle donne; per il raggiungimento dell’orgasmo femminile è in genere necessaria una stimolazione diretta o indiretta del clitoride. Il problema è ulteriormente aggravato dal fatto che spesso le giovani donne hanno difficoltà a raggiungere l’orgasmo anche con la stimolazione del clitoride.

    Gli obiettivi realistici: comunicazione, tecnica, piacere

    L’obiettivo delle prime esperienze sessuali giovanili deve essere perciò riformulato.

    La gran parte dei giovani uomini non ha difficoltà a raggiungere l’orgasmo. Per i giovani uomini gli obiettivi saranno perciò imparare a:

    1. comunicare le proprie sensazioni e desideri alla partner
    2. stare nella tensione erotica, rimandando l’eiaculazione
    3. assicurare alla partner una buona esperienza erotica incluso l’orgasmo, sia con baci e carezze non genitali che con la stimolazione del clitoride.

    Per i ragazzi, l’inserimento della penetrazione vaginale all’interno del rapporto sessuale (mi riferisco al semplice ricorso alla penetrazione vaginale, non a far raggiungere l’orgasmo alla donna col contributo sostanziale della penetrazione vaginale) è un obiettivo ulteriore da perseguire solo dopo che hanno sviluppato i primi 3 obiettivi: buona comunicazione, buona esperienza erotica per la partner, sufficiente controllo eiaculatorio.

    Molte giovani donne hanno difficoltà a raggiungere l’orgasmo sia con la penetrazione vaginale che con la stimolazione del clitoride. Per le giovani donne gli obiettivi saranno perciò imparare a:

    1. comunicare le proprie sensazioni e desideri al partner
    2. raggiungere l’orgasmo con la stimolazione del clitoride
    3. assicurare al partner una buona esperienza erotica incluso l’orgasmo, sia con baci e carezze non genitali che con la stimolazione del pene, anche attraverso la penetrazione vaginale

    I primi incontri sessuali giovanili fra ragazzi e ragazze inesperte saranno perciò dedicati a migliorare la comunicazione e la conoscenza del corpo e della risposta erotica dell’altro/a, evitando la penetrazione.

    Saranno cioè sessioni dove baci e carezze non genitali iniziali sono seguiti da masturbazione reciproca, che potrà essere alternata (prima uno dei due fa venire l’altro e poi viceversa) oppure in parallelo (entrambi si masturbano a vicenda). E opportuno che i ragazzi evitino di ricevere sesso orale perché la stimolazione è in genere troppo forte e rende difficile lo sviluppo del controllo sui tempi eiaculazione. E ugualmente è opportuno che la coppia eviti il sesso anale perché sono necessarie tecniche sofisticate per non far male alla ragazza.

    La penetrazione vaginale potrà essere inserita nel rapporto una volta che la coppia ha acquisito buona comunicazione e buona esperienza erotica per entrambi, e il ragazzo un sufficiente controllo eiaculatorio.

    Il raggiungimento dell’orgasmo femminile col contributo sostanziale della penetrazione vaginale, una delle tante varianti possibili del rapporto sessuale, potrà essere un eventuale obiettivo ulteriore,  una volta che la coppia pratica correntemente la penetrazione vaginale.

     

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    Puoi anche leggere tutti gli articoli sull’eiaculazione precoce contenuti in questo sito

     

     

      L’orgasmo, se sei donna, lo devi imparare

       

      orgasmo femminile

      Per le donne, l’orgasmo è una potenzialità che deve essere attivata e sviluppata. Vediamo perché.

       

      In assoluto, il problema più frequente fra le donne è la mancanza di orgasmo durante la penetrazione vaginale. Su questo tema puoi leggere i miei vari articoli, ad esempio Come raggiungere l’orgasmo con la penetrazione vaginale.

       

      Il secondo problema più frequente, diffuso in genere fra giovani donne, è la mancanza assoluta di orgasmo (in linguaggio tecnico, anorgasmia femminile assoluta). Queste donne non sono cioè in grado di raggiungere l’orgasmo neanche da sole.

       

      Almeno il 90% degli uomini arriva sempre o quasi sempre all’orgasmo durante i rapporti sessuali, mentre per le donne questa percentuale è solo del 30% (un altro 30% ci arriva ‘una volta ogni due’ e la parte restante ‘mai o quasi mai’) (nota 1). Questo dipende dal fatto che la penetrazione vaginale per la maggior parte delle donne non è sufficiente, ma secondo alcuni studiosi c’è un motivo aggiuntivo. Nell’uomo l’orgasmo è strettamente collegato all’eiaculazione, e così gli uomini incapaci di provare l’orgasmo si sono estinti. Nella donna invece l’orgasmo non avrebbe una funzione biologica precisa, le donne rimangono incinte anche senza provare l’orgasmo. Per questo motivo la capacità di provare l’orgasmo, nelle donne, non è stata rigidamente selezionata come per gli uomini. La maggior parte delle donne  è in  grado di provare l’orgasmo perché il corpo femminile ha gli stessi circuiti che permettono l’orgasmo nell’uomo, ma questa possibilità non è ‘automatica’ come nell’uomo. Per le donne, l’orgasmo è una potenzialità che deve essere attivata e sviluppata. Se non è oggetto di apprendistato questa potenzialità resta latente e inespressa (nota 2).

       

      Come può funzionare l’apprendistato per l’orgasmo? Spiego qui i passaggi principali per risolvere la mancanza di orgasmo.

       

      1. Autorizzarsi a provare un orgasmo

      Il primo step per provare un orgasmo è autorizzarsi mentalmente e inconsciamente a provarlo. Alcune donne non si autorizzano per motivi vari: ad esempio perché hanno avuto un’educazione che ha svalutato il sesso o hanno avuto traumi sessuali. Finché il loro semaforo segna rosso le donne non cercano esperienze sessuali o, quando le vivono, la loro mente vieta o riduce la percezione del piacere. In questi casi è necessario lavorare con un terapeuta o un sessuologo per superare il blocco. Per fortuna questo casi sono abbastanza rari.

       

      1. Imparare a procurarsi sensazioni piacevoli

      La fonte primaria per le sensazioni dell’orgasmo è il clitoride. Per arrivare all’orgasmo è necessario imparare a massaggiarlo. La gran parte delle donne con difficoltà di orgasmo ha scarsa esperienza di masturbazione. E’ utile capire quali modalità e punti di tocco assicurano il piacere maggiore. Imparare una buona tecnica richiede vari tentativi, continuati nel tempo.

       

      1. Dedicare attenzione alle proprie sensazioni

      Il raggiungimento dell’orgasmo, anche nel caso di semaforo verde e di una tecnica corretta richiede che la masturbazione avvenga in una situazione di tranquillità, in modo da potersi focalizzare sulle proprie sensazioni. E’ utile anche imparare a lasciarsi andare alle contrazioni dei muscoli del pavimento pelvico (cioè della zona della vagina) provocati dalle ondate di piacere.

       

      In questo articolo il percorso per arrivare all’orgasmo è trattato a grandi linee, va poi personalizzato e dettagliato ulteriormente.

       

      NOTE

      1: Le informazioni sulla frequenza dell’orgasmo maschile e femminile sono riprese dal libro di Brune E. e Ferroul Y. (trad. it 2011) Il segreto delle donne, p.11.

      2. vedi Il segreto delle donne, p.26-40. In alcuni mammiferi, ad esempio conigli e cammelli, l’ovulazione non è periodica, ma avviene solo dopo un rapporto sessuale. In questo caso l’orgasmo (se ammettiamo che coniglie e cammelle provino l’orgasmo) avrebbe una precisa funzione biologica. Alcuni studiosi pensano che in passato funzionasse così anche per le donne, ma che poi questa modalità sia scomparsa a favore di ovulazioni mensili. Il venir meno della funzione biologica dell’orgasmo femminile avrebbe permesso la diffusione fra le donne di clitoridi più piccoli e più lontani dall’orifizio vaginale.

       

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      Leggi tutti gli articoli su questo tema contenuti nel mio sito:

       

        Uomini e donne fatti per non capirsi

        differenze di coppia

        Per quel che riguarda sessualità e relazioni, alcuni studiosi sostengono che ci sono molte differenze fra uomini e donne, altri invece che le differenze sono minime. Chi ha ragione?

        Possiamo rendercene conto esaminando le differenze fra la letteratura erotica preferita dalla gran parte degli uomini e quella preferita dalla gran parte delle donne.

        La letteratura erotica preferita dagli uomini è in genere visiva, anatomica, impulsiva, abbondantemente promiscua e priva di contesto e personaggi.

        La letteratura erotica preferita dalle donne è spesso verbale, psicologica, riflessiva, serialmente monogama e ricca di contesto e personaggi.

        In sintesi, gli uomini fantasticano di accoppiarsi con dei corpi; le donne di fare l’amore con delle persone.

        Malintesi e infelicità che possono derivare da questa diversa impostazione sono facilmente immaginabili. Ad esempio per molti uomini un rapporto sbrigativo con una sconosciuta può essere piacevole (e vissuto con pochi o nessun senso di colpa se sono in una relazione stabile), mentre per molte donne può essere ripugnante.

        Gli studiosi Donald Symons e Catherine Salmon, nel loro libro Love warriors, scrivono che ‘I contrasti fra romanzi rosa e video pornografici sono così numerosi e profondi che possono indurre a meravigliarsi che uomini e donne si mettano insieme, e a maggior ragione restino insieme e crescano con successo dei bambini’.

        A questa differenza di atteggiamenti va aggiunta anche una differenza anatomica: la penetrazione vaginale, il modo preferito da molti uomini per arrivare all’orgasmo, non assicura l’orgasmo alla maggioranza delle donne. E così malintesi e infelicità sono ancora più probabili.

         

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        Leggi alcuni articoli su questo tema contenuti nel mio sito:

         

          Clitoride: difetto di progettazione

          clitoride

           

          Se solo il 30% delle donne raggiunge l’orgasmo con la sola penetrazione vaginale (1), è evidente che c’è stato un errore di progettazione: il clitoride (o meglio: la parte esterna del clitoride, quella più sensibile) è stato collocato nella posizione sbagliata. La posizione attuale è troppo in alto per essere stimolata a sufficienza durante la penetrazione vaginale (la modalità preferita da molti uomini per arrivare all’orgasmo).

          Un progettista più competente avrebbe collocato la parte esterna del clitoride all’imbocco o all’interno della vagina, oppure avrebbe reso la parte interna del clitoride (che confina con le pareti vaginali) maggiormente sensibile.

          Adesso che il danno è stato fatto, è poco realistico, per la gran parte delle donne, aspettarsi di raggiungere l’orgasmo solo con la penetrazione; la stimolazione prolungata ed efficace del clitoride va stabilmente inserita all’interno del rapporto sessuale.

           

          Nota 1. Fonte: Rapporto Hite. La ricerca è stata condotta negli anni 70 sotto la supervisione della ricercatrice americana Shere Hite su circa 3000 donne americane. Le citazioni sono riprese dall’edizione pubblicata in Italia nel 2001: Hite S. (2001) Il Rapporto Hite. Una inchiesta sulla nuova sessualità femminile. I dati sulla percentuale di donne che non orgasmano (vedi l’elaborazione a p. 502-505 dell’edizione italiana 2001) sono stati raccolti e elaborati dalla Hite in maniera un po’ confusa.

           

          Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

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            Un Manifesto per la diffusione dell’intimità

            intimità

             

            Da quanto tempo non abbracci qualcuno, parli di te, ti senti vicino a un’altra persona, fai bene l’amore? Intimità significa condivisione ed ha due dimensioni: una fisica e una verbale. L’idea alla base di questo Manifesto è che in giro c’è troppo poca intimità, e che un mondo con più intimità sarebbe un mondo migliore.

            Alcune regole di base per la diffusione dell’intimità:

            1. se ti piace qualcuno, se desideri approfondire l’intimità con qualcuno, diglielo, proponigli dei momenti assieme. Può darsi che lui/lei pensi lo stesso, ma se nessuno dice niente non succede niente. Sii grato/a e ringrazia anche per dichiarazioni di interesse e proposte di intimità da persone con cui non vuoi approfondire e impara a non rimanerci male se il tuo interesse non è corrisposto.

            2. esistono vari livelli di intimità ed è possibile condividere/scegliere anche livelli di intimità intermedi. Anche se sei un adulto, quando cerchi intimità con qualcuno non vuol dire necessariamente che stai cercando un rapporto sessuale, o che lo stai cercando in quel momento. Con qualcuno a cui sei interessato ti puoi anche solo abbracciare, massaggiare, passeggiare, raccontare. Impara a dichiarare e contrattare attivamente i livelli di intimità che desideri. Con partner occasionali non mescolare fluidi corporei.

            3. impara/esercitati a parlare di te e all’ascolto degli altri. Con le persone che ti sono attorno crea un clima comunicativo aperto alla condivisione; valuta al massimo la sincerità, anche quando le cose che ascolti non ti fanno piacere.

            4. prima di condividere qualcosa, chiediti quale sarà l’impatto di quello che vorresti dire; prima di condividere chiedi il permesso. Riconosci quando non è opportuno condividere qualcosa.

            5. non focalizzare il tuo bisogno di intimità su una persona sola, non sviluppare dipendenza dalle persone con cui sei in intimità. Lega l’intimità al senso di vicinanza, ma non necessariamente alla dipendenza.

            6. pratica l’intimità tutti i giorni, nelle dimensioni che preferisci.

            7. cerca e frequenta persone che condividono il tuo desiderio di intimità.

            8. diffondi questo Manifesto segnalando o lincando questa pagina.

             

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            Autore © Leonardo Evangelista 2004-2021. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright. Per contatti puoi utilizzare il modulo qui sotto.