Corsi New Age con trattamento psicologico obbligatorio

Ho partecipato di recente a un corso residenziale di massaggio, della durata di 2 giorni e mezzo. Il conduttore ha esordito chiedendoci di scrivere e leggere ad alta voce i nostri punti forti e punti deboli, e poi di disegnare una scena relativa a un episodio con la nostra famiglia di origine. Da qui poi il conduttore è partito con un discorso sulla necessità di ‘sciogliere i blocchi’, ‘lasciar andare’, ‘lasciarsi andare’, ‘esprimere le proprie emozioni’ e simili. Alcune partecipanti hanno seguito i suggerimenti, e così sono partite condivisioni significative (‘Mio padre non mi hai mai abbracciato’, ‘’Ho disegnato la scena del funerale di mio padre’, ‘Tu sei la figlia che non ho mai avuto’, etc.) accompagnate da crisi di pianto e in seguito urla ‘liberatorie’.

Siamo passati ai massaggi solo in seconda giornata, ma ormai il tono emotivo del gruppo, composto in maggioranza da giovani donne, era rivolto all’espressione di emozioni, anche perché il conduttore continuava a incoraggiarla, e così urla e pianti sono proseguiti fino alla fine, provocati a questo punto anche da semplici esercizi tipo guardarsi negli occhi.

Al momento della condivisione finale il conduttore ha detto che sì, effettivamente la descrizione del corso non parlava di queste attività ‘psicologiche’, ma si è giustificato dicendo che se le avesse inserite ‘la gente non si sarebbe iscritta’.

Mi è accaduta una cosa simile (trattamento psicologico inserito surrettiziamente) anche a un corso residenziale di tantra che, secondo la descrizione riportata sul sito dagli organizzatori, avrebbe dovuto illustrare e far sperimentare tecniche per potenziare l’orgasmo. In realtà il corso si è rivelato una terapia di gruppo centrata sul rapporto col padre e con l’autorità in generale. In ultima giornata ho chiesto notizie sul tema che formalmente era oggetto del corso e che fino a quel momento non era stato trattato. A questo punto il formatore ha chiamato un’assistente e in 10 minuti ha spiegato e simulato una tecnica per il potenziamento dell’orgasmo. Fine.

E ugualmente a un corso di massaggio tantrico il conduttore a un certo punto si è messo a pontificare via email (gli avevo scritto per chiedergli una fattura) sulle mie caratteristiche personali, valutazione non richiesta e non prevista dal programma del corso.

Personalmente sono diventato insofferente a interventi psicologici non richiesti, principalmente perché alla mia età ho ormai lavorato e ‘sistemato’ i temi di vita che mi creavano disagio e vivo in una condizione di serenità psicologica e inoltre, da acquirente, ritengo scorretto ricevere un servizio diverso da quello che mi è stato promesso al momento della vendita. Infine, da psicologo, verifico che questi interventi si basano spesso su una conoscenza grossolana dei meccanismi psicologici e delle tecniche terapeutiche.

Ad esempio il conduttore del corso di massaggio descritto all’inizio basava il suo intervento sulla credenza che per tutti, in qualunque momento e per qualunque problema sia utile ‘lasciarsi andare’ e ‘far emergere le emozioni’. E’ una credenza che può aggravare la condizione di persone che hanno subito abusi sessuali, violenze familiari o che più semplicemente hanno una vita insoddisfacente e sono emotivamente fragili.

Inoltre in genere le persone giovani non hanno il problema di lasciar emergere le emozioni, ma l’opposto. Quando si è giovani si è molto sensibili alle emozioni, vedi quei giovani che si uccidono per un brutto voto o per un amore non corrisposto, e quei tanti giovani a cui basta una cosa da nulla (un rimprovero dei genitori, il motorino graffiato, i biscotti per la colazione terminati) per avere la luna storta tutta la giornata. Il problema di molti giovani è piuttosto ridurre l’effetto disruttivo delle emozioni sulla loro vita quotidiana. Invitarli a ‘lasciarsi andare’, stimolare a caso l’emergere di emozioni peggiora il problema.

Un’altra credenza ingenua propagandata spesso nei corsi new age è che la causa di dolori e malattie sia invariabilmente l’esistenza di un conflitto psicologico relativo a quella parte del corpo o alla funzione che quella parte del corpo svolge, ad esempio il dolore mestruale, il cancro all’utero o alle ovaie etc. sarebbero dipendenti da problemi con la propria femminilità (su alcuni malanni minori, vedi il capitolo La medicina alternativa si basa sull’effetto placebo in questo articolo).

Questa rozzezza nell’applicazione di concetti e terapie psicologiche non mi meraviglia: per quel che ricordo, nessuno dei conduttori dei corsi New Age che ho frequentato in Italia si è presentato come psicologo. Uno (immagino il suo titolo di studio sia licenza media) mi ha scritto ‘vengo da una Competenza Empirica’.

Una parte di questi operatori è incompetente anche nella gestione d’aula. Ad esempio, uno è famoso per offendere i corsisti, e al corso sul potenziamento dell’orgasmo che ho descritto sopra ha tirato un calcio a un’assistente che aveva sbagliato una dimostrazione. Un altro è totalmente incapace di gestire i tempi, cosicché abbiamo fatto pausa pranzo e terminato le lezioni spesso con ore di ritardo; in una occasione ha interrotto la trattazione dell’argomento (massaggio tantrico) per intrattenerci per un’ora con le sue opinioni sul terrorismo islamico. Un’altra coppia di formatori usa rivolgersi ai corsisti che non condividono le loro interpretazioni o non si comportano come desiderano alzando la voce con un tono di rimprovero arrabbiato che ai giorni nostri sembra inopportuno anche in famiglia con i propri figli. Un altro, infine, è conosciuto perché ci prova con tutte le corsiste.

Infine, molti di questi corsi sono organizzati totalmente in nero, per farmi fare una fattura devo spesso penare.

Provo a immaginare alcune semplici linee guida sul lavoro su temi psicologici che chi organizza corsi New Age dovrebbe seguire:

  1. il lavoro su temi psicologici deve essere espressamente richiesto dall’utente. In generale l’utente deve essere libero di scegliere su quali temi lavorare, in che momento della sua vita lavorarci e con che operatore lavorarci
  2. l’operatore deve avviare il lavoro su temi psicologici solo se ha tempo a sufficienza per esaminare e possibilmente risolvere o le problematiche che dovessero emergere o comunque per riportare la persona alla tranquillità
  3. l’operatore deve avere un livello di competenza che gli permetta di lavorare su temi psicologici senza fare danni e deve essere per legge abilitato a farlo.

 

Autore © Leonardo Evangelista. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Definizione e trattamento dell’eiaculazione precoce in una prospettiva di coppia

Comunicazione al Convegno CIS MALATTIA: LA SFIDA DELL’EROS Qualità della vita sessuale nell’insorgenza di una malattia Bologna 9-10-11 Novembre 2017

 

Nel trattamento dell’eiaculazione precoce (EP) l’attenzione è solitamente rivolta all’uomo. Così ad esempio negli svariati materiali presenti su internet, una parte dei quali è prodotta da sessuologi, l’immagine classica utilizzata è l’uomo sconsolato in primo piano, seduto dal lato del letto, con la partner ancora distesa che lo guarda ammusonita. E anche nella terapia mansionale classica (H.S. Kaplan) alle donne si richiede semplicemente di mostrare comprensione per le difficoltà maschili e di aiutare il partner a fare una serie di esercizi di focalizzazione e controllo sulla propria (cioè maschile) risposta sessuale. Questo poster sostiene che considerare compiutamente l’EP un problema di coppia offre possibilità aggiuntive di trattamento nella terapia mansionale, grazie soprattutto a un ruolo più attivo della donna.

 

In una prospettiva di coppia, l’eiaculazione precoce può essere definita presente quando:

  1. l’eiaculazione avviene sempre o quasi sempre prima che la coppia lo desideri
  2. l’uomo eiacula in genere prima che la donna orgasmi e la donna rimane insoddisfatta
  3. la coppia è scontenta della propria vita sessuale, e prova sentimenti come ad esempio disagio, fastidio, frustrazione e l’evitamento dei rapporti sessuali.

 

In una prospettiva di coppia i partner hanno compiti diversi: l’obiettivo della coppia con riferimento all’uomo è aiutarlo a controllare meglio l’eccitazione e allungare la durata del rapporto; l’obiettivo della coppia con riferimento della donna è aiutarla a ridurre i tempi dell’orgasmo integrando nella stimolazione coitale la stimolazione clitoridea diretta.

 

Questi obiettivi richiedono di assegnare compiti diversi ai due partner.

 

L’uomo deve imparare non solo, come nella terapia mansionale classica, a riconoscere l’arrivo e controllare la propria eiaculazione, ma anche a stimolare meglio la donna sia migliorando e allungando i preliminari che stimolandole il clitoride.

 

La donna deve imparare a prolungare il coito maschile imparando a percepire i livelli di eccitazione del partner e chiedendogli quando necessario di rallentare o uscire dalla vagina, scegliere posizioni coitali non troppo coinvolgenti e eccitanti per il partner, evitare di aumentare troppo l’eccitazione del partner con propri movimenti coitali profondi e incontrollati e gemiti già nella fase iniziale del coito.

 

La donna deve inoltre migliorare la propria capacità di arrivare all’orgasmo stimolandosi il clitoride durante il coito.

 

In sintesi, nell’approccio che proponiamo il/la sessuologo/a deve far sì che entrambi i partner migliorino la conoscenza della sessualità propria e del partner e delle relative tecniche sessuali, mentre nell’approccio classico è previsto più semplicemente che solo l’uomo debba migliorare la conoscenza della propria sessualità.

 

L’adozione di una prospettiva di coppia nella definizione e nel trattamento dell’EP offre possibilità di trattamento aggiuntive rispetto alla terapia mansionale classica, basate sul rendere le donne e uomini più competenti e assertivi nel gestire risposta sessuale propria e del partner.

 

Riteniamo che questa prospettiva possa aumentare l’efficacia del trattamento soprattutto con coppie in cui l’uomo soffre di EP secondaria e intra moenia.

 

Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

 

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Pensi di soffrire di eiaculazione precoce? Fai i miei due test:

 

    L’esercizio fisico? Un simil-Viagra che migliora il sesso

    Sul British journal sport medicine la metanalisi sugli effetti della ginnastica aerobica e pelvica nella disfunzione erettile. Sul Lancet  mega-studio in 17 Paesi sui benefici del moviment

     

     

    L’ESERCIZIO FISICO è medicina: questo l’assunto della serie di articoli e studi apparsi sul British Journal of Sports Medicine, a cominciare dall’esperienza olandese. “Ginnastica e terapia sportiva sono ormai riconosciute in Olanda e non solo come specialità mediche”, affermano nell’artico Sex, drugs and rock’n roll gli autori Johannes Zwerver (università di Groningen, Department of Sports Medicine) e Suzan de Jonge (Orthopaedic Research Laboratory, Erasmus Medical Centre, Rotterdam).

    Nel presentare varie ricerche si soffermano su iniziative di successo nel campo della promozione della salute legate al movimento iniziando da Agita Mundo, il network globale che promuove l’attività fisica e connette 200 organizzazioni nel mondo. Agita Mundo, dicono ironicamente, sarebbe la nuova potente “pillola di (sex)exercise”, meglio del Viagra. I due olandesi fanno riferimento alla review sistematica e meta-analisi su disfunzione erettile e movimento. Ebbene la ricerca portoghese pubblicata sempre sul BJSM ha trovato 7 studi negli ultimi 25 anni con criteri di attendibilità (478 partecipanti in totale) sul tema. Fanno bene le pratiche di ginnastica aerobica, pelvica o combinate (follow up fino a 2 anni), dice la ricerca che conclude “l’attività fisica e gli esercizi guidati migliorano la disfunzione erettile secondo il giudizio degli stessi pazienti, in particolare gli esercizi aerobici con intensità medio-alta”

     

    Continua a leggere (La Repubblica): L’esercizio fisico? Un simil-Viagra che migliora il sesso

    Assistenti sessuali in Italia diventano realtà. Giulia: «Vi spiego perché ho scelto di donare amore»

    La maggior parte dei disabili si sente così: ha, come tutti, bisogno di intimità e carezze, ma è costretto a restare immobile, imprigionato in un corpo che rischia di diventare una gabbia. Un problema diffuso, su cui cala il silenzio. A rompere il tabù è la Regione Toscana con una proposta di risoluzione che impegnerà la Giunta ad andare verso il riconoscimento dell’assistente sessuale per i disabili. «Le persone con disabilità, soprattutto i giovani, hanno impulsi sessuali ed è necessario trovare il modo per soddisfarli», spiega Enzo Brogi, consigliere regionale del Pd.

    Il documento segue il disegno di legge presentato al Senato ad aprile 2014 dal parlamentare del Pd Sergio Lo Giudice. A caldeggiare una normativa in materia è il comitato Lovegiver (lovegiver.it), fondato da Maximiliano Ulivieri: «Chi la dura la vince, dicono. E noi vinceremo».

    Si fa presto a dire assistente sessuale. Ma quella del love giver è una professione complessa e delicata, che richiede preparazione ed empatia. Si tratta di una figura che in Italia ancora non esiste e che verrà per la prima volta proposta, in via sperimentale, in Toscana.

    Continua a leggere su Il Corriere della Sera

    Perché cercare soluzioni su internet non è abbastanza

     

    Grazie a internet, oggi riusciamo a trovare moltissime informazioni su tutti i più comuni problemi di natura sessuale e relazionale. Questa disponibilità di informazioni è positiva, tuttavia ha il grosso limite che le soluzioni e i suggerimenti reperibili nel web non sono adattate al caso specifico, cioè, nel nostro caso, a tu che stai leggendo questa pagina.

     

    Questo accade anche in altri settori: ad esempio nel web troviamo tantissime pagine che ci spiegano da cosa dipende l’obesità e cosa si può far per ridurla, ma se vuoi davvero riuscire a perdere peso devi rivolgerti a un dietista, che metterà a punto una dieta personalizzata basata sulle tue caratteristiche.

     

    In più, il miglioramento della tua situazione può richiedere l’adozione di comportamenti specifici per alcuni mesi. Senza il sostegno di un esperto è più facile ‘perdersi’ e non arrivare in fondo al percorso; la presenza di un esperto con cui fare periodicamente il punto e ritarare ogni volta il trattamento aumenta la motivazione e le possibilità di successo.

     

    Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.