
Cos’è la meditazione
La meditazione è una tecnica mentale di attenzione focalizzata, che consiste cioe’ nel dirigere e mantenere intenzionalmente e consapevolmente la propria attenzione verso qualcosa di diverso dalle nostre attività quotidiane. Può trattarsi ad esempio del proprio respiro, di una frase ripetuta di continuo, di un simbolo grafico o di un oggetto, del significato di un testo edificante, di una situazione fantastica, dell’ambiente circostante, del proprio flusso di pensieri.
Il riferimento a ‘qualcosa di diverso dalle nostre attività quotidiane’ serve a differenziare la meditazione da altre esperienze di attenzione focalizzata che sono assai frequenti nella nostra vita quotidiana. Nella vita quotidiana ad esempio possiamo trovarci assorti in attività di pulizia casalinga, preparazione cibi, lettura di romanzi, interazione con altre persone.
In generale, un criterio per riconoscere che l’attenzione è focalizzata è che non avvertiamo lo scorrere del tempo.
La meditazione è utilizzata da centinaia di anni in varie religioni, quali ad esempio il buddismo e il cristianesimo, con obiettivi diversi. Nel buddismo la meditazione ha lo scopo di disgregare l’ordinario senso di sé, e può provocare sofferenza (vedi dopo). Nel cristianesimo la meditazione ha lo scopo di interiorizzare maggiormente gli insegnamenti del Cristo.
Meditazione e senso del sé: confronto tra visione orientale e occidentale
Quando si parla di meditazione, è importante comprendere che non tutte le tradizioni intendono la pratica nello stesso modo. Una delle differenze più profonde riguarda il ruolo del “sé”: ovvero, il modo in cui ci percepiamo come individui, come “io” continui e separati dagli altri.
Il sé nella visione occidentale: rafforzare l’identità
Nella cultura occidentale contemporanea, la meditazione è spesso proposta come uno strumento per rafforzare il sé. L’obiettivo implicito è:
- avere più controllo sulla propria mente,
- migliorare la concentrazione e la produttività,
- ridurre ansia e stress,
- aumentare l’autoconsapevolezza e la stabilità emotiva.
In questo contesto, meditare significa “diventare una versione migliore di sé stessi”, più centrata, più efficace, più lucida. È una forma di auto-miglioramento o di crescita personale.
Il sé nella visione buddhista: riconoscere l’illusorietà dell’ego
Nel buddismo (soprattutto nelle scuole theravāda, zen e mahāyāna tibetano), la meditazione ha una funzione radicalmente diversa: non serve a potenziare l’ego, ma a metterne in discussione la solidità.
Attraverso la pratica meditativa, si osservano pensieri, emozioni e sensazioni corporee per quello che sono: fenomeni che sorgono e svaniscono, continuamente mutevoli, non controllabili, privi di un “centro” stabile.
Il punto di arrivo di questa osservazione profonda è la realizzazione che non esiste un sé solido e indipendente, ma solo un flusso di esperienza interdipendente. Questo stato di coscienza è liberatorio: viene meno la necessità di difendere, controllare, affermare costantemente un “io” fragile e costruito.
Due intenzioni diverse, due effetti diversi
| Aspetto |
Visione occidentale |
Visione buddhista |
| Scopo della meditazione |
Migliorare il sé |
Superare l’illusione del sé |
| Rapporto con l’“io” |
Rafforzarlo (autoefficacia, resilienza) |
Dissolverlo (non-attaccamento, liberazione) |
| Effetti cercati |
Più concentrazione, calma, benessere |
Comprensione profonda della realtà e della mente |
| Rischio principale |
Prestazione spirituale, controllo mentale |
Distacco eccessivo, dissociazione se male integrata |
Esempi di pratiche meditative
Alcuni esempi di pratiche meditative descritte in maniera sintetica (ogni attività va svolta per non meno di 10 minuti):
- Poni l’attenzione sull’aria che entra ed esce dal tuo naso e sulla tua pancia che in corrispondenza si alza e si abbassa
- Respira seguendo questa sequenza: inspira contando 1, ferma il respiro contando 2, espira contando 3 e 4
- Recita una stessa preghiera o frase per 10 volte
- Poni l’attenzione su una figura geometrica o un oggetto (es: una candela, un fiore)
- Poni l’attenzione sul significato di una frase scritta
- Immagina di trovarti in una baita alpina e di passeggiare sui prati
- Poni l’attenzione sui rumori e la temperatura della stanza in cui ti trovi
- Poni l’attenzione sul flusso dei pensieri che ti passano per la mente.
Per praticare la meditazione, soprattutto all’inizio, è utile evitare il più possibile distrazioni, quali ad esempio abiti stretti, posizioni scomode (è paradossale che molti neofiti pratichino la meditazione nella posizione del loto, che, per chi non è abituato, risulta rapidamente dolorosa), ambienti silenziosi.
Benefici e rischi della meditazione
Si discute su quali siano i benefici della meditazione. I benefici citati più di frequente sono:
- Migliorare la capacità di attenzione
- Migliorare il controllo delle emozioni negative
- Ridurre lo stress
- Ridurre le ruminazioni
Sui possibili benefici, vedi la voce di Wikipedia dedicata alla mindfulness, una pratica di meditazione laica sviluppata negli anni ’70 negli Stati Uniti.
Alcuni studiosi ritengono però che non ci siano prove di tali effetti benefici, altri evidenziano che la meditazione può avere anche effetti negativi, ad esempio riportare alla mente memorie traumatiche, tristezza o depersonalizzazione e senso di vuoto. Anzi, tristezza e senso di vuoto sarebbero un’esperienza ordinaria del percorso dei monaci buddisti. Vedi anche un dibattito sulla cosiddetta ‘dark night’ che può verificarsi nella pratica buddista. Uno studio di ricercatori della Brown University elenca effetti quali ipersensibilità alla luce e ai suoni, insonnia, movimenti involontari, paura, ansia, perdita di emozioni. Lo studio è disponibile su PLOS one.
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Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.