Lavorare a maglia fa bene come lo yoga

Secondo alcuni studi, citati in questo articolo, lavorare a maglia ha una serie di benefici che le persone ricercano praticando yoga. In particolare:

Il movimento ripetitivo della maglia, che si traduce in sciarpe, maglioni o guanti, fa sì che il cervello rilasci endorfine, distraendo dai dolori mentali e fisici.
 
Lavorare a maglia riduce l’ansia e lo stress, stimola gli emisferi cerebrali e rallenta il declino delle capacità cognitive. Il lavoro delle mani viene migliorato, riducendo i rischi di artrosi, o altri problemi come l’infiammazione del tunnel carpale.
 
Sono inoltre numerosi i benefici sullo stato d’animo di chi lavora ai ferri, perché aumenta l’autostima grazie anche a dei processi di socializzazione più veloci ed efficaci. Non è dunque per nulla inappropriato il parallelo che sempre di più è fatto con lo yoga: il knitting e lo e yoga riducono lo stress, riconnettono con la parte più profonda di noi e sono antidepressivi.  
 
Lavorare a maglia attiva le aree del cervello deputate al pensiero e alla meditazione. Nello yoga la meditazione è uno degli otto pilastri. Una mente meditativa favorisce il fluire delle energie e porta al rilassamento fisico. Secondo specifici studi, inoltre, anche il movimento degli occhi che segue il lavoro del filo sulla maglia, tra ferro e ferro, da un lato all’altro, può essere un aiuto: quello stesso movimento oculare è una tecnica utilizzata nello yoga.

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Dunque se volessi ottenere quei benefici mentali associati alla pratica dello yoga basterebbe semplicemente lavorare a maglia. Ma, vuoi mettere, dire che pratico lo yoga è molto più figo.

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Cos’è e a cosa serve la meditazione

Cos’è la meditazione

La meditazione è una tecnica mentale di attenzione focalizzata, che consiste cioe’ nel dirigere e mantenere intenzionalmente e consapevolmente la propria attenzione verso qualcosa di diverso dalle nostre attività quotidiane. Può trattarsi ad esempio del proprio respiro, di una frase ripetuta di continuo, di un simbolo grafico o di un oggetto, del significato di un testo edificante, di una situazione fantastica, dell’ambiente circostante, del proprio flusso di pensieri.

Il riferimento a ‘qualcosa di diverso dalle nostre attività quotidiane’ serve a differenziare la meditazione da altre esperienze di attenzione focalizzata che sono assai frequenti nella nostra vita quotidiana. Nella vita quotidiana ad esempio possiamo trovarci assorti in attività di pulizia casalinga, preparazione cibi, lettura di romanzi, interazione con altre persone.

In generale, un criterio per riconoscere che l’attenzione è focalizzata è che non avvertiamo lo scorrere del tempo.

La meditazione è utilizzata da centinaia di anni in varie religioni, quali ad esempio il buddismo e il cristianesimo, con obiettivi diversi. Nel buddismo la meditazione ha lo scopo di disgregare l’ordinario senso di sé, e può provocare sofferenza (vedi dopo). Nel cristianesimo la meditazione ha lo scopo di interiorizzare maggiormente gli insegnamenti del Cristo.

Meditazione e senso del sé: confronto tra visione orientale e occidentale

Quando si parla di meditazione, è importante comprendere che non tutte le tradizioni intendono la pratica nello stesso modo. Una delle differenze più profonde riguarda il ruolo del “sé”: ovvero, il modo in cui ci percepiamo come individui, come “io” continui e separati dagli altri.

Il sé nella visione occidentale: rafforzare l’identità

Nella cultura occidentale contemporanea, la meditazione è spesso proposta come uno strumento per rafforzare il sé. L’obiettivo implicito è:

  • avere più controllo sulla propria mente,
  • migliorare la concentrazione e la produttività,
  • ridurre ansia e stress,
  • aumentare l’autoconsapevolezza e la stabilità emotiva.

In questo contesto, meditare significa “diventare una versione migliore di sé stessi”, più centrata, più efficace, più lucida. È una forma di auto-miglioramento o di crescita personale.

Il sé nella visione buddhista: riconoscere l’illusorietà dell’ego

Nel buddismo (soprattutto nelle scuole theravāda, zen e mahāyāna tibetano), la meditazione ha una funzione radicalmente diversa: non serve a potenziare l’ego, ma a metterne in discussione la solidità.

Attraverso la pratica meditativa, si osservano pensieri, emozioni e sensazioni corporee per quello che sono: fenomeni che sorgono e svaniscono, continuamente mutevoli, non controllabili, privi di un “centro” stabile.

Il punto di arrivo di questa osservazione profonda è la realizzazione che non esiste un sé solido e indipendente, ma solo un flusso di esperienza interdipendente. Questo stato di coscienza è liberatorio: viene meno la necessità di difendere, controllare, affermare costantemente un “io” fragile e costruito.

Due intenzioni diverse, due effetti diversi

Aspetto Visione occidentale Visione buddhista
Scopo della meditazione Migliorare il sé Superare l’illusione del sé
Rapporto con l’“io” Rafforzarlo (autoefficacia, resilienza) Dissolverlo (non-attaccamento, liberazione)
Effetti cercati Più concentrazione, calma, benessere Comprensione profonda della realtà e della mente
Rischio principale Prestazione spirituale, controllo mentale Distacco eccessivo, dissociazione se male integrata

Esempi di pratiche meditative

Alcuni esempi di pratiche meditative descritte in maniera sintetica (ogni attività va svolta per non meno di 10 minuti):

  • Poni l’attenzione sull’aria che entra ed esce dal tuo naso e sulla tua pancia che in corrispondenza si alza e si abbassa
  • Respira seguendo questa sequenza: inspira contando 1, ferma il respiro contando 2, espira contando 3 e 4
  • Recita una stessa preghiera o frase per 10 volte
  • Poni l’attenzione su una figura geometrica o un oggetto (es: una candela, un fiore)
  • Poni l’attenzione sul significato di una frase scritta
  • Immagina di trovarti in una baita alpina e di passeggiare sui prati
  • Poni l’attenzione sui rumori e la temperatura della stanza in cui ti trovi
  • Poni l’attenzione sul flusso dei pensieri che ti passano per la mente.

Per praticare la meditazione, soprattutto all’inizio, è utile evitare il più possibile distrazioni, quali ad esempio abiti stretti, posizioni scomode (è paradossale che molti neofiti pratichino la meditazione nella posizione del loto, che, per chi non è abituato, risulta rapidamente dolorosa), ambienti silenziosi.

Benefici e rischi della meditazione

Si discute su quali siano i benefici della meditazione. I benefici citati più di frequente sono:

  • Migliorare la capacità di attenzione
  • Migliorare il controllo delle emozioni negative
  • Ridurre lo stress
  • Ridurre le ruminazioni

Sui possibili benefici, vedi la voce di Wikipedia dedicata alla mindfulness, una pratica di meditazione laica sviluppata negli anni ’70 negli Stati Uniti.

Alcuni studiosi ritengono però che non ci siano prove di tali effetti benefici, altri evidenziano che la meditazione può avere anche effetti negativi, ad esempio riportare alla mente memorie traumatiche,  tristezza o depersonalizzazione e senso di vuoto. Anzi, tristezza e senso di vuoto sarebbero un’esperienza ordinaria del percorso dei monaci buddisti. Vedi anche un dibattito sulla cosiddetta ‘dark night’ che può verificarsi nella pratica buddista. Uno studio di ricercatori della Brown University elenca effetti quali ipersensibilità alla luce e ai suoni, insonnia, movimenti involontari, paura, ansia, perdita di emozioni. Lo studio è disponibile su PLOS one.

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Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.

Non credo più all’Oriente

 

Ho scoperto lo yoga e iniziato a praticarlo (per un po’) a 13 anni. In quel periodo leggevo  Il mattino dei maghi, Yogananda e Aurobindo, ho anche scritto ad Auroville, ricordo che mi rispose un fiorentino.

20 anni fa ho fatto il mio primo seminario di tantra yoga. Poi sono stato ospite di un monastero buddista.

L’Oriente mi prometteva il nirvana (la liberazione dal dolore) e l’orgasmo cosmico.

Sono promesse che non possono essere mantenute.

Cosa penseresti di un trainer che ti assicura sotto la sua supervisione diventerai un tennista di livello internazionale con 100 ore di allenamento?  Se hai la struttura fisica adatta (se non ce l’hai non c’è niente da fare) ce ne vogliono almeno 10.000.

I monaci buddisti passano tutta la vita a meditare nei monasteri, e anche i santoni indiani non fanno altro. Eppure, solo alcuni di loro raggiungono i propri obiettivi (gli altri buttano via inutilmente la propria esistenza). Perché dovei riuscirci io, che al massimo, tenuto conto di tutti i miei impegni, potrei raggiungere se mi va bene non più di 1000 ore di pratica da qui al mio fine vita?

In sintesi, pur continuando nella mia ricerca per migliorare il mio benessere psichico e e fisico, scuoto la testa quando il santone di turno mi viene a parlare di Budda, dei Chakra o della Kundalini.

Adesso preferisco un approccio laico.

 

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Un altro elemento da considerare è l’estrema eterogeneità e non totale riproducibilità dell’esperienza umana. Alcune persone hanno ad esempio la capacità di riconoscere l’altezza di un suono (cioè le note), altre hanno avuto parti orgasmici, altre hanno una memoria prodigiosa e riescono a ricordare tutti gli eventi di ogni giornata del loro passato, altre ancora ottengono guarigioni inspiegabili. Ma il fatto che qualcuno abbia avuto un’esperienza di un certo tipo, quali il nirvana o l’orgasmo cosmico, non vuol assolutamente dire che quella esperienza sia alla portata di tutti.

Ad esempio avrebbe l’orecchio assoluto 1 persona su 10.000. Di parto orgasmico, in tutto il mio giro di conoscenze in tutti i miei anni di vita, mi ha parlato 1 sola persona (tutte le altre purtroppo per quel che ne so hanno partorito con dolore o in anestesia). In tutta Italia sono state individuate finora solo 8 persone con una memoria prodigiosa, vale a dire 1 italiano ogni 7 milioni e mezzo. Da quando si sono sviluppati i pellegrinaggi a Lourdes, i miracoli riconosciuti dalla Chiesa sono solo circa 70 su un totale di 700 milioni di visitatori, vale a dire 1 guarigione miracolosa ogni 70 milioni di visitatori (peraltro guarigioni miracolose si verificano anche senza andare a Lourdes o mettersi a pregare).

Un training intenso (per cui bisogna comunque trovare il tempo) può migliorare qualcosa: migliorare la capacità di riconoscere ogni tanto una nota -cosa diversa da riconoscerle sempre esattamente senza sforzo ed errori; ridurre l’ansia e il dolore da parto -cosa diversa da provare un orgasmo durante il parto; facilitare la memorizzazione -cosa diversa da ricordarsi tutto; ridurre la percezione del dolore e migliorare la serenità -cosa diversa dal guarire da malattie ad oggi incurabili (non ero malato, ma anni fa ho fatto anche un corso di autoguarigione). Il training intenso può ottenere qualche risultato, ma assai lontano dall’effetto pieno, che invece è quello che viene descritto nelle presentazioni e che le persone sperano di ottenere quando partecipano a iniziative New Age.

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In alcuni casi le teorie New Age e le teorie alternative sono palesemente false o dannose, vedi ad esempio quelle di Hamer. Alcuni giorni fa ho segnalato a una mia conoscente entusiasta di Hamer un articolo di Wikipedia che dice che le sue teorie non hanno fondamento scientifico.  Lei mi ha risposto segnalandomi un articolo ‘piu equilibrato’ (l’articolo si limitava a ripetere le teorie di Hamer). Fra un’informazione vera (es: la terra è rotonda) e una falsa (es: la terra è piatta) non può esistere un’informazione ‘più equilibrata’ (es: la terra è ovale). La notizia falsa rimane falsa.

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Un altro aspetto che provoca la mia avversione verso la ‘saggezza d’oriente’ è che spesso i suoi estimatori disprezzano la scienza e la tecnologia.

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Articolo contenuto sul sito www.sessualitafelice.it. Autore © Leonardo Evangelista. L’articolo rispecchia le opinioni dell’autore al momento dell’ultima modifica. Vedi le indicazioni relative a Informativa Privacy, cookie policy e Copyright.